sabato 25 settembre 2010

Falcone e Borsellino chi?



Qualche tempo fa parlavo con un giovane studente universitario, italiano, laureando in economia all’Università della Svizzera Italiana, del più e del meno.
Cercavo di parlare del più e non del meno, come sempre (e sempre di più) preoccupato per il livello culturale della classe dirigente del futuro. Come spesso accade, gli stavo rompendo le scatole con i princìpi che vengono prima dei fatti, del “know what” che viene prima del know how, invitandolo a riflettere sulle virtù dell’ignoranza consapevole. Del come le idee nascono dalla continua ricerca del dubbio.
Il giovane è stato volentieri al gioco, capace di ribattere difendendo vivacemente il suo status intellettuale e i suoi modi di vita, finché, non ricordo a quale proposito, ho nominato Falcone e Borsellino. Un attimo drammatico (per me), uno sguardo perso (il suo): non sapeva chi fossero, mai sentiti.

Mi pare che una classe dirigente di questo livello culturale, ma soprattutto di questo livello di inconsapevolezza, non possa che essere costituita solo da yes men. Da dove prenderà il mondo del futuro le nuove idee? 
Mi faccio, vi faccio, una domanda non retorica: sto sbagliando io nel preoccuparmi?

P.S: vado in vacanza (senza internet ma con carta e penna!), ci risentiamo dopo il 6 ottobre.

5 commenti:

  1. giuseppe dilillo26 settembre 2010 15:28

    No Ettore, non sbagli tu a preoccuparti e non ci si sbagla, in generale, a preoccuparsene (proprio per il princìpio del dubbio che dovrebbe esserci in tutti noi); per fortuna, però, ci sono anche giovani laureandi che conoscono bene Falcone e Borsellino, ma nache Giancarlo Siani, Dalla Chiesa, Peppino Impastato ecc.
    Buona vacanza Ettore (sigh!)

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  2. Un giovane laureando oggi ha, considerando le statistiche familiari correnti, in linea di massima genitori un po' più che cinquantenni, quindi nati come me nella seconda metà degli anni 50. Certo un po' tardi per essere sessantottini ma, considerando l'onda lunga di quegli eventi e ricordando la mia esperienza personale, assolutamente in tempo per vivere nel periodo della scuola superiore quegli eventi così determinanti nella nostra formazione personale: l'impegno ideologico, quando non politico, l'anticonformismo, la consapevolezza del ruolo nella società, ecc.
    Ora la domanda é: ma questi genitori hanno poi parlato con i loro figli ? Hanno effettivamente fatto tesoro di quelle esperienze ? Hanno quindi messo in pratica quel così spiccato spirito antiborghese ?
    Ahimé la risposta è sempre no e i loro figli hanno attraversato, abbandonati e incoscienti, la più becera era consumistica della storia, nutrendosi di disvalori presentati loro come opportunità.
    In poche parole la nostra generazione aveva i mezzi per evitare questo disastro culturale e non ha fatto niente, perchè noi per primi (o almeno la maggior parte di noi) abbiamo rinnegato i valori per i quali ci eravamo così tanto esaltati da ragazzi.
    Di questo passo la decadenza è alle porte, ammesso che non sia già in atto.

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  3. i percorsi sono individuali, forse quello che conta sono i piccoli traguardi che disseminano l'esistenza. al secondo esame universitario, storia del teatro, il professore non trattenne lo sdegno per la mia ignoranza in materia biblica. ero troppo giovane per rispondere a tono, oggi so che non posso approfondire tutto, che i percorsi altrui non è detto che portino da qualche parte. magari, dico magari, la tua faccia sopresa indurrà il tuo giovane interlocutore ad approfondire, magari avrai creato il più sensibile studioso di storia patria, magari. oppure andrà avanti ignorando chi siano falcone e borsellino. oppure andrà su wikipedia, soddisferà la curiosità, e continuerà a vivere da yesman.

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  4. A mio modesto parere le cose vanno sempre come devono andare. Gli slanci ideologici del '68 sono solo un labile ricordo. In realtà sono stati proprio i protagonisti di quella stagione ad aver tradito in modo radicale il proprio credo (sempre ammesso che fosse stata veramente un'idea e non una moda). Ho avuto a che fare con personaggi che volevano cambiare il mondo e lo hanno fatto, in peggio, all'interno delle aziende nelle quali sono stati sciaguratamente assunti. Massimizzazione degli utili. Minimizzazione dei costi. Automazione e riduzione del personale. Da sessantottini ad arrampicatori sociali il passo è molto breve. La vera critica deve essere rivolta a queste persone meschine, che hanno spacciato per idea di superamento di una fase storica la loro sfrenata ambizione di figli viziati, baciati dalla fortuna di non aver visto la guerra né patito la fame. I ragazzi che non sanno chi sono Falcone e Borsellino sono semplicemente i loro figli, educati come si conviene da gente senza Dio e che quindi non devono rendere conto a nessuno del loro operato. Senza Dio, cioè senza "l'altro" o "quello che verrà dopo di me". E' la stessa identica cosa. Perso il senso del sacro tutto il resto segue a rotoli. Però abbiamo una finanza allegra che riesce sempre a salvare sé stessa, a spese di tutti, e continuiamo a credere che si possa fare una rivoluzione senza morti che non comporti sacrificio alcuno e che è molto comodo un sistema in cui chi più fatica meno guadagna. C'era una rivoluzione già fatta e l'abbiamo buttata a mare. Andrà sempre peggio.

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  5. Quando la società degli adulti smetterà di piangersi addosso e di pensare al futuro (e al presente!) in termini di decadenza, allora i giovani potranno iniziare a credere che possa valere la pena investire sul futuro (e sul presente). Il vero tradimento è quello degli adulti nei confronti dei giovani: quello della rinuncia e della sfiducia nei confronti della società e della vita in generale.

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